Wireless, ma solo dove serve!

Piccolo disclaimer: tutto ciò che segue a casa mia funziona, ma forse è pura fortuna e non ho idea se altrove possa dare gli stessi risultati, anche se in teoria non dovrebbero esserci differenze!

Problema: la casa è lunga e stretta, i muri sono spessi, e l’accesso alla rete deve essere possibile alle due estremità. Un solo router wireless proprio non riesce a coprirla tutta, o forse potrebbe anche farcela, ma con prestazioni a dir poco scadenti: è necessario pensare qualche cos’altro. La primissima idea potrebbe essere quella di utilizzare un amplificatore di  segnale piazzato strategicamente, ma sorgono alcune complicazioni di ordine pratico: dovrebbe stare in qualche punto di una libreria lungo un corridoio dove non ci sono prese di corrente e comunque coprirebbe aree non necessarie (la casa del vicino, per esempio). La seconda idea, molto banale, è quella di portare un cavo fin dove serve: mi vengono immediatamente alla mente immagini di cablaggi volanti che corrono lungo gli stipiti cercando di non farsi notare o, in alternativa, di poveri elettricisti che cercano di infilare UTP cat5 dentro (lunghe) canaline sottodimensionate. Insomma, se non da evitare, almeno da tenere solo come opzione di riserva.

Ma forse c’è qualcos’altro…

Ogni casa è già attraversata dai cavi dell’impianto elettrico, che di fatto costituscono una rete che arriva in togni stanza: se fosse possibile sfruttare questa infrastruttura avremmo già tutto bello e pronto! Ebbene, si può. Il principio di funzionamento è semplice: la rete elettrica trasporta un segnale oscillante con una frequenza di 50 hz, i dati sfruttano frequenze molto superiori, dell’ordine dei Mhz, e quindi diventa relativamente facile separare i due anche se trasmessi sullo stesso cavo. Il sistema non è nuovo, se ne parla da anni ed esistono studi per questo tipo di trasmissione anche sulle lunghe distanze, quello che è interessante è la recente disponibilità di apparati per la realizzazione di reti domestiche sufficientemente affidabili ed a prezzi contenuti.

E così, dopo il solito compitino su Internet (cerca – confronta – decidi) ho acquistato i due apparecchietti in figura. Si tratta di due ‘scatolotti’ da inserire in due prese elettriche a muro (è sconsigliato l’uso delle classiche ciabatte e di adattatori che potrebbero introdurre interferenze) a cui è possibile collegare un cavo di rete dotato di connettore standard RJ-45: il dispositivo si occupa di modulare e demodulare il segnale dati lungo il cavo elettrico trasformando, di fatto, la rete elettrica in una LAN. Ne esistono comunque parecchi altri modelli, con funzionalità e prestazioni differenti, ma il principio è sempre lo stesso.

Il montaggio

Parlare di montaggio sarebbe un’esagerazione, se non fosse che i due pezzi sono venduti con spine tipo ‘Schuko’ e sul foglio delle specifiche si legge che l’uso di adattatori è sconsigliato per la possibilità di interferenze, anche se sulla Rete si trovano parecchi esempi del contrario. In ogni caso, viste le dimensioni, aggiungendo un adattatore la scatola non può più essere montata a contatto con il muro, ma resta sporgente di alcuni centimetri e rimanendo a sbalzo, oltre ad essere oggettivamente piuttosto bruttina da vedere, corre il rischio di essere facilmente urtata e di cadere. L’unico intervento necessario è quindi quello di sostituire le prese a muro standard con le ‘schuko’, operazione abbastanza banale.

Fatto questo, basta inserire i dispositivi, collegare i cavi di rete ed il gioco è fatto!

E ora? Configurazione!

Bene, ora la casa è dotata di una propria infrastruttura di rete, almeno per quel che riguarda il cablaggio. A questo punto non resta che scegliere come e dove posizionare i punti di accesso wireless: l’obiettivo sarà quello di ottenere una rete con due access point ed una sorta di LAN roaming senza però dover gestire un meccanismo di autenticazione / autorizzazione centralizzato tipo RADIUS. In altre parole, dovrà essere possibile spostarsi da una zona wireless all’altra utilizzando le stesse credenziali di accesso e lo stesso indirizzo IP (a meno di scadenza del lease DHCP, ma questa è un’altra storia).

Nel caso specifico i due access point sono in realtà costituiti da due router: un Netgear ed un Sitecom . Il Netgear sarà connesso a Internet e fungerà da router primario  gestendo anche tutti i servizi di rete: NAT verso l’esterno, DHCP, eventuali filtri, ecc… L’altro router invece costituirà un semplice access point e demanderà tutti i servizi al primario (esclusa l’autenticazione degli utenti come vedemo).

In realtà il manuale utente reciterebbe:

A ben vedere si parla ‘not supported’ e di ‘not recommended’,  non di ‘not working’….e quindi si procederà facendo finta di non aver letto!

Dal punto di vista delle conessioni fisiche, la porta ‘Internet’ del router primario è quella collegata con l’ISP (l’HAG di Fastweb, nel caso specifico), le altre porte sono invece disponibili per il collegamento dei vari client. Proprio ad una di queste andrà collegato l’adattatore per la rete elettrica.

Ora è il momento di mettere mano alla configurazione del software nei due router. Cominciamo dal primario: una volta impostati i parametri  di rete (SSID ecc…) e le credenziali di sicurezza secondo le proprie esigenze il router va configurato come server DHCP. Nel caso specifico alcuni client hanno un IP fisso, mentre  a tutti gli altri ne verrà assegnato uno dinamico: la pagina relativa alla gestione della LAN permette di indicare sia il tipo di rete che si vuole costituire  sia i range di indirizzi che possono essere assegnati ai client insieme ad eventuali indirizzi riservati:

Sul router secondario, invece, andranno impostate le stesse credenziali di sicurezza e gli stessi parametri di rete già impostati sull’altro ma la gestione del DHCP verrà demandata al primario:

In questo modo è possibile configurare sui dispositivi client una sola rete wireless: saranno gli stessi client a selezionare uno dei due router come punto di accesso in base alla propria posizione.

Conclusioni

I due apparecchietti DeVolo in definitiva paiono rispettare quello che promettono e, utilizzati in combinazione con qualche altro dispositivo, consentono di creare una vera e propria LAN senza dover tirare nuovi cavi. L’impianto elettrico a cui sono stati collegati è  un tipico impianto domestico, a cui sono allacciati punti luce e diversi elettrodomestici: nessuna di queste utenze pare aver generato segnali di disturbo tali da interrompere la connettività. Il test che non ho fatto è sull’effettiva velocità di trasmissione, che permetterebbe di capire quanto questo sistema possa essere utilizzato per il broadcasting audio e video in diverse aree connesse: le premesse suono buone, ma prima o poi farò una prova  sul campo!

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